La
scuola oggi
Stiamo assistendo in questi ultimi anni ad un degrado sempre maggiore della scuola italiana. C'è una disaffezione maggiore verso la scuola sia da parte alunni che da parte degli insegnanti. Gli alunni sono sempre più maleducati, indisciplinati, svogliati, poco o nulla interessati verso lo studio. I rapporti fra professori e alunni diventano sempre più difficili. Siamo di fronte a una scuola sempre più rifiutata. E tutti questi fattori negativi sono tanto maggiori quanto più si passa verso scuole di periferia e verso scuole di minore prestigio sociale e intellettuale.
Ma perché tutto questo? Di chi sono le responsabilità? Che cosa si può e che cosa non si dovrebbe fare? Che cosa può fare un insegnante? Scuola privata o scuola pubblica?
Naturalmente io vorrei che questa scuola fosse desiderata, amata come una fidanzata o un fidanzato. Non sopportata, come la moglie o il marito. Né tanto meno odiata, come la suocera.
Ma
perchè tutto questo?
I motivi sono diversi. Viviamo in un periodo di profonde trasformazioni. C’è stato ed è tutt'ora in atto un progresso tecnico e scientifico come non mai. Mentre nella scuola, anche se ci sono stati dei progressi, questi sono inferiori rispetto ad altri settori come l’industria e il commercio. Di conseguenza i giovani sono sottoposti a stimoli esterni sempre maggiori.
Ci sono inoltre profonde crisi sociali, per cui i giovani non avendo un riferimento ben preciso, hanno grosse difficoltà a fare le loro scelte. Per la maggior parte di essi è sempre presente lo spettro della disoccupazione
Di
chi sono le responsabilità?
E' chiaro che le responsabilità sono di un po’ di tutti, anche se io non sarei così severo nei giudizi. Ma volendo individuare delle responsabilità, queste vanno individuate dove maggiore è il potere decisionale: governanti, genitori, professori. Sicuramente minori verso gli alunni. Essi, questa società l’hanno trovata. Eppure sono questi a pagare le conseguenze peggiori.
In fondo tutto questo succede perché per la natura stessa di questa società industriale: dove c'è una richiesta di un numero sempre minore di personale altamente qualificato e specializzato, ed un numero sempre maggiore di personale dequalificato. Io sono del parere che se non si riesce ad invertire questa tendenza, questa società si sta scavando la sua fossa da sola.
Che
cosa non si dovrebbe fare e che cosa si può?
Sicuramente non servono l'autoritarismo, l'oppressione, le punizioni, le bocciature, le paternali, il permissivismo, le promozioni gratuite, il fregarsene, il sacrificio fine a se stesso, il professore missionario.
Occorre invece una scuola diversificata e valida per tutti, per giovani provenienti dai diversi ceti sociali e con diverse capacità attitudinali. Occorre infine saper responsabilizzare il giovane, infondergli fiducia, aiutandolo nelle difficoltà, con argomenti attuali, con prove possibili e con il premio meritato. Per tutto questo occorre soprattutto una scuola adeguatamente attrezzata e aggiornata anche nei metodi. Occorre soprattutto che i giovani si sentano accettati, amati sia dai docenti che dai genitori, e non considerati come oggetti e tanto meno come dei pesi ingombranti. Ma prima di passare ad analizzare meglio quanto sopraesposto, voglio partire con un esempio, al fine di essere meglio compreso.
Io mi immagino la scuola come una palestra, con istruttori e giovani che si recano per imparare una disciplina.
E qui voglio fare l'esempio del nuoto. Per prima cosa occorre prendere confidenza con l'acqua, poi imparare a respirare quando si è in acqua, poi imparare bene i tre stili: crawl, dorso e rana. E’ chiaro che per chi è nato in una città di mare è tutto più facile. Non è così per chi è nato e cresciuto in città o in montagna e non è andato neanche in piscina. Io ho conosciuto delle persone che, andati al mare la prima volta, si sono buttati in acqua e hanno subito ingoiato acqua. In questo modo si sono talmente spaventati per cui si terrorizzano al solo pensiero di andare in acqua. Succede così anche quando s’imparare a parlare, a cantare, a suonare, ad andare in bicicletta, a fare qualsiasi mestiere e qualunque cosa. Ma andiamo con ordine.
Francesco Lantana