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Secondo la
leggenda, Vishnu ha due regine: Lakshmi, dea della prosperità, e Sarasvati, dea
della saggezza. Essendo spose dello stesso uomo, le due sono rivali: ogni volta
che una conferisce i propri doni a qualcuno, l'altra gli nega i suoi. Per questo
i ricchi non sono saggi, e i saggi non sono ricchi.
Una volta, i saggi che volevano rimediare alla povertà dovevano bazzicare per
corti e palazzi. Perdendo presto, ovviamente, la saggezza. Oggi alcuni eletti
possono seguire un'altra strada, e diventare membri dell'Istituto degli Studi
Avanzati di Princeton: una verde oasi creata negli anni '30 per riprodurre i
vantaggi delle corti senza gli svantaggi. In particolare, i membri dell'Istituto
sono pagati solo per pensare, e non devono preoccuparsi di scrivere, pubblicare,
insegnare e fare esami.
L'Istituto ha annoverato fra i suoi professori Einstein,
Gödel e Von
Neumann: ovvero, gli astri più luminosi della fisica, della logica e della
metematica moderne. L'abbiamo visitato per intervistare uno dei suoi fortunati
membri: il fisico-matematico Freeman Dyson, un originale scienziato che è anche
un divulgatore di fama.
La sua esperienza nel nucleare va dalla progettazione pratica di minireattori
utilizzati in medicina alle riflessioni teoriche del suo primo fortunato libro, Armi
e speranza (Boringhieri, 1984).
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Cosa pensa dell'energia atomica? |
"Non ne sono
particolarmente entusiasta.
Direi di essere abbastanza neutrale al riguardo. Penso che i pericoli e i
vantaggi dell'energia atomica siano stati assolutamente esagerati. Sia i
sostenitori che i denigratori ne hanno sopravvalutato il potenziale. A mio
avviso, si tratta soltanto di un altro modo per produrre elettricità.
Se potesse essere più a buon prezzo, sarebbe meglio. Naturalmente sono
contrario alle bombe anche se spesso l'opinione pubblica non sembra comprendere
la differenza".
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Nel 1958, però, lei progettava navicelle spaziali con bombe atomiche come propellente. |
"Beh, eravamo
giovani, e dal punto di vista tecnico era un'ottima idea. Si trattava di mettere
un migliaio di bombe atomiche nel serbatoio, e detonarne un paio al secondo per
salire al cielo: boom, boom,... Noi volevamo farlo ma, per fortuna o sfortuna,
non ottenemmo l'autorizzazione".
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Volevate farlo per andare dove? |
"Soprattutto
sui pianeti. Eravamo interessati a Marte, a Saturno, ai satelliti di Giove. E
naturalmente avremmo voluto andare su Europa, dove adesso sappiamo che esiste un
profondo oceano. Avremmo scoperto cose molto interessanti, se mai fossimo
andati".
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Magari altre forme di vita. Nell'Origine della vita (Boringhieri, 1987) lei ha proposto una teoria su come è nata quella che conosciamo. |
"Il software
della vita è rappresentato dal genoma, che codifica le istruzioni per la
costruzione di una creatura vivente. L'hardware è rappresentato dalle proteine,
la macchina chimica che elabora le istruzioni del Dna. Alla domanda "chi è
nato prima"? i biologi ortodossi rispondono: i geni. Io la penso
esattamente al contrario, e rispondo: le proteine. L'idea è che l'hardware può
esistere senza il software, ma il software non può esistere senza
l'hardware".
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Il suo modello semplificato ha alcune caratteristiche interessanti: ad esempio, una simmetria tra la vita e la morte. Possiamo dedurne che non sono le divinità, ma gli organismi rudimentali a risorgere o vivere in eterno? E che la morte è il prezzo da pagare per poter vivere una vita interessante? |
"Direi
proprio che sia così. Bisogna essere molto semplici per vivere in eterno o
resuscitare: è necessario mantenere un'organizzazione, o farla emergere
spontaneamente dal caos, il che avviene tanto più facilmente quanto meno c'è
complessità".
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In Infinito in ogni direzione (Rizzoli, 1989) lei ha affrontato un problema complementare. Crede che ci sarà sempre vita nell'universo? |
"Non dico di
crederci. Ho soltanto voluto vedere se le leggi della fisica o della chimica
permettono alla vita di continuare per sempre. Penso che sia una buona domanda,
alla quale ho risposto dimostrando che la possibilità non è esclusa".
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Sarebbe però una vita molto diversa dalla nostra, che è destinata a terminare abbastanza presto insieme al sistema solare. |
"Se la vita
riuscirà a sopravvivere, lo farà soltanto modificando ripetutamente la propria
forma. Ciò che io ho in mente è qualcosa come La nuvola nera di Fred
Hoyle: una grande nuvola di polvere interstellare, con segnali e sistemi
elettromagnetici al posto di nervi e muscoli, che necessita soltanto di luce
stellare e di sostanze chimiche che può raccogliere nello spazio. Naturalmente,
esistono molte altre possibilità".
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Queste idee mi fanno venire in mente una frase di Primo Levi: "La miglior fantascienza è la scienza". Nel suo ultimo libro, Il sole, il genoma e Internet (Boringhieri, 2000), lei prosegue nel genere, immaginando ad esempio piante a sangue caldo. |
"Si tratta di
piante omeoterme, che si rendono indipendenti dalla temperatura e dall'atmosfera
in cui vivono circondandosi di una serra, proprio come gli orsi polari
sviluppano una pelliccia, o le tartarughe un guscio, per proteggersi
dall'ambiente.
Magari su Marte o su Europa già ci sono, e potremmo cercarle: dovrebbe essere
facile individuarle dalle loro perdite, a meno che le serre non siano perfette.
Sulla Terra potremmo costruirle noi, quando avremo imparato a progettare
geneticamente le piante".
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C'è una soluzione "vegetale" ai problemi energetici? |
"Già oggi
siamo in grado di produrre combustibili chimici dalle piante: si coltiva la
canna, si produce l'alcol fermentando lo zucchero, e lo si usa come combustibile
industriale. Funziona, ma è più caro che importare petrolio. In futuro
potremmo progettare una foresta alimentata dal sole, le cui piante sintetizzano
idrocarburi che finiscono direttamente in oleodotti sotterranei. Sarebbe una
bella soluzione a tanti problemi".
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E progettare animali? |
"Questo è un
problema più delicato. Più ci si avvicina all' uomo, maggiori sono i problemi
di carattere etico. Possiamo già fare moltissimo con le piante, senza dover
affrontare queste domande".
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A proposito di etica e morale, lei ha ricevuto quest'anno il Premio Templeton, che costituisce l'analogo del Premio Nobel per la religione. La scienza sta forse sostituendo la teologia? |
"In un certo
senso è così. Oggi sono gli scienziati a scrivere testi destinati al grande
pubblico. Filosofi e teologi tendono a diventare sempre più tecnici, e a
scrivere in un modo che soltanto loro sono in grado di comprendere. Non so quale
sia la ragione, né cosa ne pensi il signor Templeton".
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Visto che siamo in argomento, qual è la sua idea di Dio, ammesso che ne abbia una? |
"Noi abbiamo
una mente, e quindi esiste una componente mentale dell'universo nella quale
siamo integrati. Possiamo anche chiamarla Dio, ma è solo un modo razionale di
guardare alle cose. Io definisco Dio come una Mente sviluppatasi a un livello
tale che non siamo in grado di comprenderla".
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Una sorta di inconscio collettivo, o di Internet. Ma esiste qualche legame fra questo Dio superumano e la natura? |
"Il cervello mediante il quale compiamo le nostre scelte è costituito di atomi. Gli atomi sono attivi, e sembrano fare scelte imprevedibili. Possiamo dire che questa sia la manifestazione di una Mente nel senso di un'Anima Mundi, più che di un Dio tradizionale".
Fonte: http://www.vialattea.net/odifreddi