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Il matematico impertinente

Nel 1848, mentre un impertinente
spettro si aggirava per l'Europa, il Vocabolario di parole e modi errati dell'Ugolini
dichiarava: « Impertinente, per non appartenente, non può
dubitarsi che non sia buona voce; ma siccome nell'uso più comune si adopera impertinente
per arrogante e insolente, conviene essere molto cauti
nell'usarla nel primo significato».
Chissà quale dei due significati aveva in mente l'editore che agli inizi mi
attribuì la qualifica di « matematico impertinente », nel sottotitolo di uno
dei miei primi libri divulgativi: meglio non indagare, per evitare risposte
imbarazzanti. Ma qualcuno deve aver concordato, se dapprima l'appellativo è
diventato il titolo della mia rubrica mensile per Le Scienze, e ora lo
diventa di questa raccolta.
Quanto a me, considero l'impertinenza come un buon modo, e a volte l'unico
possibile, di affrontare i problemi in maniera pertinente. Soprattutto in campi
come la politica e la religione, in un periodo storico che potremmo descrivere
come l'era delle «tre B »: che non stanno a indicare, come nei tempi andati,
il trio Bach, Beethoven e Brahms, bensì la triade Bush, Berlusconi e Benedetto
XVI.
Io sento l'impertinenza nei confronti loro e dei loro seguaci come un imperativo
morale e civile, in entrambi i sensi dell'Ugolini. Anzitutto, come non
appartenenza a una visione del mondo ispirata dalla certezza che, per dirla
nella lingua del nuovo papa, Goti mit uns, « Dio è con noi »: meno
che mai quando questa certezza rigenera mostri che credevamo ormai
definitivamente scomparsi, dalle guerre imperialiste alle crociate integraliste.
E poi, per proclamare ad alta voce che certi presidenti e papi sono nudi: una
doverosa arroganza nei confronti di coloro che vorrebbero imporre all'universo
mondo moderno il loro provincialissimo capitalismo e il loro antiquato
cristianesimo.
da:
http://www.vialattea.net/odifreddi/
Longanesi, Milano 2005 €16,00 pp.331
Possiamo dire che sia il caso editoriale dell'anno. È il primo libro matematico (che parla di Matematica, scritto da un matematico, che ha la parola "matematico" nel titolo) - da quando esistono le graduatorie nazionali dei libri più venduti - che entra in queste classifiche, raggiungendo i "piani alti" e conservando una tale posizione ormai da parecchie settimane.
Lui, l'autore, è Pier Giorgio Odifreddi ben noto (anche) ai lettori di questo sito per i sui numerosi contributi. Il libro è "Il matematico impertinente". I suoi brevi saggi sono suddivisi in sei sezioni (Storia e politica, Religione, Lingua e letteratura, Logica, Matematica, Scienze) ognuna delle quali si apre con un'intervista immaginaria a un personaggio del passato e si chiude invece con interviste reali.
E' sufficiente un'occhiata alla "quarta di copertina" per cogliere subito la sferzante vis polemica che attraversa il volume : "se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta".
Sono impressioni, sul "taglio" del libro, confermate dalle conclusioni ("Non abbiate paura") : "se il mondo fosse un'unica nazione, come cantava sognando John
Lennon.di Imagine ,.il primo articolo di una sua ideale Costituzione potrebbe recitare: «La società umana è fondata sulla
tecnologi, e dunque sulla scienza e sulla matematica». L'affermazione è talmente banale da non richiedere neppure una dimostrazione: semmai, sarebbe difficile immaginare qualche aspetto non tecnologico della nostra vita, e praticamente nessuno di noi ha mai visitato le sacche di vita non tecnologica rimaste sul pianeta (ammesso che ce ne siano ancora).
Ma questa società tecnologica è paradossalmente governata e interpretata da umanisti che la tecnologia, la scienza e la matematica non solo non la conoscono, pur usandola come tutti, ma si vantano di non conoscerla. A partire da Carlo Azeglio
Ciampi, che parlando tempo fa a dei bambini in un'udienza confessò tranquillamente che, pur non avendo mai capito molto la matematica, aveva comunque potuto arrivare dov'era arrivato: cioè, a fare il governatore della Banca d'Italia, il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica".
Ce n'è per tutti, non solo per il nostro Presidente. "Naturalmente, una bella mano alla distruzione dell'insegnamento universitario scientifico e matematico l'hanno data i recenti ministri della Pubblica Istruzione
(Berlinguer, De Mauro e Moratti), che dall'alto della loro competenza giuridica, linguistica o imprenditoriale hanno congegnato una riforma che potrà anche agevolare il percorso scolastico di legge, filosofia o economia, sminuzzandolo in moduli superficiali e annacquati, ma certamente rende impossibile studiare seriamente materie complesse e articolate come matematica, fisica, chimica o biologia, che necessitano di un insegnamento progressivo e duraturo".
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