LA STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO
DI KARLHEINZ DESCHNER
RECENSIONE E COMMENTO DI Silvano Lorenzoni
Data: mercoledì 22 settembre 2004 7.34
Da: "Franco Santin" <solef@inwind.it>
A:
<Undisclosed-Recipient:;>
salve,
l'amico silvano ha realizzato un'ampia recensione
de "la storia criminale del cristianesimo".
La recensione che vi invio sarà la traccia di alcune
conferenze di presentazione dell'opera, al momento
stiamo lavorando per organizzare le presentazioni
a Cittadella (Padova) e a Nove (Vicenza).
ciao
francesco scanagatta
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LA STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO
DI KARLHEINZ DESCHNER
RECENSIONE E COMMENTO DI Silvano Lorenzoni
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La Storia criminale del cristianesimo di Karlheinz
Deschner è un'opera monumentale, unica del suo genere
e probabilmente destinata a divenire il testo di
consulta enciclopedico per eccellenza sull'argomento
'storia criminale del cristianesimo'. Per quel che
riguarda il suo lato scientifico, l'opera è scritta
con rigore assoluto, facendo onore alla migliore
tradizione tedesca di ricerca dettagliata e
documentatissima. L'opera al completo è progettata in
14 volumi, dei quali in Germania ne sono già stati
pubblicati
7 (Kriminalgeschichte des Christentums,
presso la Rowohlt di Reinbek bei Hamburg), che
arrivano fino al secolo XIV. In Italia, presso
l'editore Ariele di Milano, sono stati tradotti i
primi tre (pubblicati rispettivamente nel 2000, 2001 e
2002), che ci portano fino ai tempi dell'imperatore
d'Oriente Giustiniano (secolo VI). Chi abbia avuto
occasione di leggere o anche soltanto di sfogliare
questi volumi si sarà potuto rendere conto di quanto
vasto e dettagliato sia il bagaglio storiografico e
culturale dell'autore - il quale, per esempio, non
tralascia neppure di descrivere minuziosamente la
cristianizzazione dell'Armenia (portata a termine, fra
l'altro, con massacro indiscriminato dei residenti
persiani che si ostinavano ad afferrarsi al loro
zoroastrismo).
Ma l'opera ha anche un lato 'ideologico' - né
l'autore cerca di nasconderlo, anzi, lo rende del
tutto esplicito nell'introduzione generale. E questo
lato ideologico dà adito a un'analisi approfondita di
tipo psicologico, soprattutto con riferimento
all'ambiente che l'autore ha subito e subisce (magari
senza rendersene interamente conto); ambiente che non
manca di improntare di sé i suoi scritti. Si tratta di
un 'collettivo psicologico' di tipo schizoide, che
dopo la guerra ha infuriato su tutta l'Europa ma in
particolare modo in Germania - anche se in Germania
esso aveva degli oscuri antecedenti che si possono
rintracciare probabilmente alla Guerra dei Trent'anni
(se non addirittura ai tempi di Lutero). In Germania,
ci sono state delle circostanze storiche in parte
analoghe nel 1648 e nel 1945: condizioni di
distruzione estrema, occupazione straniera e miseria
materiale e psicologica generalizzata - né ci si
dimentichi che la Guerra dei Trent'anni fu
essenzialmente (lasciando da parte ogni orpello
'ideologico', tanto più abbietto in quanto verniciato
di biblismo - su di questo più avanti) un pretesto per
una messa a sacco totale della Germania da parte di
potenze straniere (in primis Francia e Svezia).
Allora, o bene o male, la Germania era rappresentata
dall'Impero, e i saccheggiatori stranieri usufruirono
in pieno dell'aiuto della 'quinta colonna' evangelica
che, obiettivamente (spesso sicuramente senza
rendersene conto), fu per loro di assistenza
essenziale.
Un collocamento più esatto, psicologico e
ideologico, del Deschner come persona e come autore
sarà reso più agevole se prima se ne darà uno schizzo
biografico e un itinerario intellettuale. All'uopo si
è utilizzato un utile opuscolo pubblicato dal suo
editore
tedesco: AA. VV., Über Karlheinz Deschner -
Leben,
Werke, Resonanz [Su Karlheinz Deschner - vita,
opere e risonanza], Rowohlt, Reinbek bei Hamburg,
1994. A questo opuscolo si farà riferimento
continuativamente, anche come fonte di opinioni e di
indicazioni varie sul conto del Nostro.
* * *
Nato a Bamberga nel 1924 da famiglia cattolica,
egli fu istruito in un collegio di preti nella sua
provincia natale. Ottenuta la licenza liceale nel
1942, si arruolò subito come volontario nella
Wehrmacht e combatté fino alla fine della guerra,
negli ultimi tempi come paracadutista, risultando
ferito cinque volte. Egli ha quindi un passato
esemplare di combattente. Laureato nel 1951, egli si
rivelò subito un 'grafomane' e uno scrittore di
successo, incominciano negli anni Cinquanta con dei
romanzi che furono subito dei successi editoriali;
salvo poi orientarsi verso la saggistica - ma
saggistica di un certo tipo, quello 'moralistico' e di
'critico della storia e dei costumi' - facendo quella
'critica' che, cammuffata da 'libero pensiero' è
invece succuba di quello che, in Germania e non solo
in Germania, dal 1945 è divenuto il politicamente
corretto.
Sta comunque di fatto che il successo editoriale
dei suoi libri fu sufficiente per permettergli di
dedicarsi a scrivere a tempo completo e di
sopravvivere - sia pure poveramente - della sua
attività di autore e di conferenziere. Negli ultimi
cinquant'anni egli ha scritto 30 libri e ha dato 2500
conferenze. Egli ha goduto dell'appoggio morale della
sua famiglia (moglie e tre figli, dei quali il terzo
morì giovane) e di quello finanziario di certi
mecenati (ricchi industriali e banchieri tedeschi e
svizzeri). Questo, gli ha permesso di proseguire con
la stesura della sua Kriminalgeschichte, sulla quale
lavora dal 1970. Cardiopatico, ha limitate speranze di
poterla portare a termine personalmente, ma i suoi due
figli, usufruendo delle sue note, contano, se
necessario, di concluderla loro se il Deschner dovesse
mancare prima di poterlo fare lui. Dotato di una vasta
cultura e di puntigliosità scientifica estrema, egli è
conoscitore, oltre che del tedesco, delle lingue
classiche e delle principali lingue contemporanee.
* * *
Si è appena detto che l'opera del Nostro si
inserisce - ideologicamente, non scientificamente,
perché scientificamente essa è ineccepibile - nel
filone di ciò che è politicamente corretto nel mondo
contemporaneo. Se non lo fosse, difficilmente è
concepibile che egli sarebbe stato e sarebbe osannato
dai media, da autorità universitarie, ecc., nonché da
certe chiese cristiane tedesche - quelle protestanti,
tanto per essere specifici: essendo la sua opera
arrivata solo al secolo XIV, essa costituisce fino
adesso un attacco unico e massiccio contro la chiesa
cattolica (né potrebbe esser diversamente); quindi
l'attitudine di quelle chiese potrebbe magari cambiare
dopo che egli si decidesse ad abbordare la Riforma.
Egli non ebbe alcuna vergogna ad accettare, nel 1993,
il premio Alternative Büchnerpreis, che era già stato
elargito anche a quella particolarmente disgustosa
figura di disertore e di odiatore del suo popolo che è
Gerhard Zwerenz (sul conto del quale cfr., per
esempio, la pubblicazione "L'Uomo Libero" di Milano,
N.52, novembre 2001) - ma forse lo accettò solo per
tirare qualche soldo, viste le sue modeste condizioni
economiche. E fra i suoi 'estimatori' sta un parimenti
sinistro figuro, quel Philipp Reemtsma, Creso
amburghese dei tabacchi, che finanziò e finanzia
l'esposizione ambulante sui 'crimini della Wehrmacht'
fatta con falsi fotografici prodotti in massima parte
nell'unione Sovietica ai tempi di Stalin (sul conto
del
quale cfr. Hennecke Kardel, Reemtsmas-Heer-Schau
[L'esposizione di Reemtsma sull'esercito], edizione
dell'autore, Hamburg, 1997).
In parallelo con la Kriminalgeschichte il Nostro è
stato autore, per esempio, di un libro sulle
connivenze della chiesa (cattolica) con i 'principali
dittatori del nostro tempo', facendo i nomi di Hitler,
Mussolini, Franco, Salazar, ma non quelli di Stalin o
di quei sant'uomini che furono Roosevelt e Churchill
("forward christian soldiers [in avanti, soldati
cristiani]", cantavano quei due figuri nel 1943, e
l'establishment cristiano non ebbe niente da ridire).
Quanto a Stalin, quando - molto presto - divenne
assolutamente chiaro che per il cosiddetto socialismo
nell'Unione Sovietica nessuno era disposto a rischiare
la pelle (anzi, la gente passava entusiasticamente
dalla parte degli 'invasori' pur di liberarsi da quel
canchero), egli, dando prova di uno straordinario
intuito, mise a tacere Marx e affini e lanciò, con
grande successo, la 'guerra patriottica': e lì trovò
subito l'appoggio dei preti (ortodossi). - La stampa
quotidiana del marzo 2002 ha riportato certi documenti
secondo i quali a Francisco Franco, che in pieno 1943
gli proponeva che la chiesa cattolica si facesse
portabandiera di una crociata antibolscevica, Pio XII
rispose che il nazionalsocialismo era per la chiesa un
pericolo ben più grande del comunismo, e che esso
andava obliterato con la forza (il papa di turno, in
questo senso probabilmente non si sbagliava: da quando
è caduto il muro di Berlino i comunisti, sia nostrani
che in Europa Orientale, sono 'tutto preti'). Non
manca neppure dell'evidenza che il Vaticano sia stata
una delle varie forze che portarono all'8 settembre
1943.
Non c'è dubbio che il Nostro appartiene, de facto,
al campo 'antifascista' - anche se, paradossalmente,
in certi ambienti tedeschi di estrema destra egli è
valutato e apprezzato come una specie di
'nazionalbolscevico' - e, lo abbiamo già indicato, ben
difficilmente avrebbe potuto avere altrimenti il
successo che ha avuto, perché sarebbe stato obiettivo
di un ostracismo editoriale e di un silenzio mediatico
assoluti. Ma non è detto che il Nostro si sia messo in
qulla posizione mosso soltanto da calcolo economico.
Egli, con ogni probabilità, appartiene a quella
generazione cui il trauma della guerra perduta ha
causato un genuino sdoppiamento della personalità e
una 'mania di espiazione' - egli attacca il
cristianesimo ma si afferra fanaticamente a paradigmi
moralistici che nel cristianesimo trovano il loro
fondamento: di questo si farà un'analisi esauriente
più avanti. Il Nostro, figura psicologicamente
dilacerata, ricorda qualche personaggio di
Dostojevskij (e non solo lui: nella Germania, e non
solo nella Germania, post-1945 questo tipo di
autentici psicopati sono divenuti comunissimi, anche
se pochi abbinano alla loro infelice natura
un'acutissima intelligenza, come è invece il caso del
Deschner).
* * *
Un suo autoritratto 'ideologico' (si fa per dire)
ce lo da Deschner stesso nell'introduzione generale
alla sua Kriminalgeschichte, all'inizio del vol. I; e
da quella attingeremo per meglio specificare la sua
figura - che poi è, in fondo, quella della grande
maggioranza dei cosiddetti e sedicenti anticlericali,
soprattutto della 'sponda di sinistra'. Il suo
autoritratto è poi rafforzato, nelle sue linee
generali, dalle opinioni encomiastiche e dagli elogi
che diversi estimatori hanno dato e danno dell'opera
del Nostro, da lui mai contraddetti.
Per incominciare, egli dichiara di non essere né
fascista né comunista e di essere 'dalla parte degli
oppressi'; tutta roba estremamente banale e
politicamente corretta - data la sua intelligenza si
sarebbe potuto aspettare di meglio. È sufficientemente
schietto da dichiarare esplicitamente la sua ostilità
per il cristianesimo: non nega, quindi, di essere un
uomo di parte (in riguardo, i suoi argomenti
coincidono quasi esattamente con quelli di un autore
conservatore americano, Gary Allen, autore fra l'altro
di Say no to the new word order [Diciamo di no al
nuovo ordine mondiale], Concord Press, Stati Uniti,
1987). Ma aggiunge, giustamente, che dopo tutto quel
che è stato scritto encomiasticamente sul
cristianesimo, ci voleva anche una 'storia criminale'
per cercare di mantenere l'equilibrio: egli non
esclude che il cristianesimo possa e possa avere avuto
un lato non-criminale, ma su questo suo aspetto le
opere in circolazione si contano a diecine di
migliaia.
Attacca il cristianesimo istituzionale e i
cristiani perché non seguono i precetti di Gesù Cristo
. Qui egli si rivela di spirito estremamente
conformista e per la figura di Gesù egli non ha altro
che lodi; cita Goethe, secondo il quale "con tutte
queste ostentazioni di croci e di Cristo si è finito
per dimenticare il Cristo vero e la sua croce." (Qui
sia permesso un calzante appunto: in uno striscione
del Partito Comunista Italiano, lo scrivente vide
scritto, a Padova verso il 1970, che il comunismo è la
vera dotrina di Cristo [dotrina, con una sola t],
falsata invece dai preti.) Egli è 'antimonoteista', ma
è del tutto chiaro che per monoteismo egli intende
soltanto la bibliolatria cristiana nelle diverse due
forme, mentre non sembra avere una conoscenza neppure
approssimativa della storia comparata delle religioni
nel senso più amplio. Loda l'islam (dimostrando, in
questo caso, faziosità - l'islam è una forma estrema
di monoteismo di gran lunga peggiore dello stesso
cristianesimo) e glorifica il 'buddhismo' (sul conto
del quale non sembra avere delle conoscenze, neppure
superficiali) perché avrebbe reso innocui (diciamolo
pure: castrato) i tibetani, cosa che secondo lui il
cristianesimo non sarebbe riuscito a fare agli europei
- qui ogni commento diviene superfluo. E da
rabbiosamente antiebreo fino ai tempi della venuta di
Cristo, si trasforma in ebreofilo a spada tratta dopo,
perché gli ebrei sarebbero stati fra i perseguitati
dal cristianesimo.
Si dilunga negli scandali vaticani (qui non c'è
niente di originale) e punta i riflettori sulla pia
fraus - l'imbroglio 'a fin di bene', sul tipo della
Donazione di Costantino, arma usata molto spesso dalla
chiesa e raccomandata da Paolo di Tarso (su di questa
ignobile stratagemma monoteista, e non solo cristiana,
delle belle pagine sono state scritte da Bernard
Notin, La società dei non-cittadini, Barbarossa,
Milano, 1996). Laico e materialista assoluto, non
sembra avere alcuna nozione di che cosa sia la
religione nel senso superiore della parola, come
poterono esserlo quelle politeiste del mondo classico
o dell'India vedica. Perciò, di necessità, occhieggia
a sinistra (pur dichiarandosi del tutto apolitico) e
non ha se non lodi per l'ex-Unione Sovietica; e nel
contempo, usando una grande 'correttezza' politica e
culturale, non manca occasione per punzecchiare
(magari senza alcun riferimento al suo assunto di
base, il cristianesimo) gli sconfitti dell'ultimo
conflitto mondiale e gli americani (ma soltanto con
riferimento al Vietnam). Da buon laico a oltranza,
egli crede naturalmente al 'progresso', per il quale
il cristianesimo sarebbe stato una remora; mentre la
scienza, di per sé, non può essere se non benefica: i
danni da essa arrecati sono responsabilità di
scienziati che 'la hanno usato male' - un po' come,
allora, i danni arrecati dal cristianesimo sarebbero
dovuti non alla sua essenza ma dal non essere stato
applicato nel modo giusto dai sedicenti cristiani. Non
gli viene assolutamente in mente che le cose
potrebbero stare molto diversamente: la modernità e la
scienza moderna, sono effluvi monoteisti ('cristiani',
se vogliamo): non potendoci qui dilungare
sull'argomento, il lettore sia rimandato all'opera
dello scrivente Origine del monoteismo in Europa;
diffusione e conseguenze, Carpe Librum, Nove, 2000.
Viene da pensare che occasionalmente al Nostro
venga in mente che anche nell'essenza intrinseca del
cristianesimo si possa intravvedere qualcosa di
sinistro (la casistica del 'dio padrone', per usare la
terminologia del filosofo marxista Claudio Simeoni).
Deschner cita un gesuitico autore, il neocattolico
Karl Rahner, citazione che vale la pena di riportare
per esteso: "Seme di dio ... nel grembo del mondo ...
l'atto di procreazione si compie nel quadro di una
disposizione d'animo di totale abbandono ... la chiesa
e l'anima che ricevono la parola si devono aprire a
essa con docilità femminile, senza opporre resistenza,
senza lotta, rifiutando qualsiasi atteggiamento virile
ma consegnandosi piuttosto nell'oscurità". Ecco che,
secondo il vaticanista Rahner, 'dio' esplicitamente
violenta l'anima umana. Deschner cita il Rahner
soltanto come esempio dell'arroganza pretesca - ma non
si rende conto che non si tratta soltanto di
arroganza: c'è di peggio.
* * *
Alcuni panegiristi del Deschner lo 'scavalcano'
addirittura e lo descrivono come il più grande critico
della storia nel suo insieme (la storia vista,
olisticamente, come un fatto 'criminale') e come un
moralista. Eccoci davanti alla nietzscheana moralina,
che con la morale nel senso superiore, come appunto
l'intendeva Friedrich Nietzsche (del quale il Deschner
afferma di essere un grande estimatore), non c'entra
proprio: qui è del tutto chiaro che il Nostro non ha
delle idee chiare. Il prof. Norbert Hörster,
dell'università di Mainz, arriva a dire che chi abbia
letto Deschner non può non arrivare alla conclusione
che se il cristianesimo dovesse essere 'vero',
bisognerebbe, per ragioni umanitarie, nascondere
questo fatto dal grande pubblico.
Gli editori del Nostro affermano che oltre a essere
il più grande critico storico di tutti i tempi
(ripetiamolo: la storia essendo vista
'moralinisticamente' come fatto olisticamente
criminale) egli verrebbe a essere anche il più grande
critico della religione - e qui c'è un'ovvia
confusione fra religione e monoteismo (o, se vogliamo,
cristianesimo): questi 'critici religiosi' sono
talmente identificati con il paradigma sociale e
religioso monoteista da non sapere e capire proprio
più in che cosa possa consistere la religione nel
senso superiore della parola (cfr. Silvano Lorenzoni,
Origine del monoteismo, cit.). E i medesimi ci
assicurano che, dopo Nietzsche, è stato il Nostro
colui che ha spinto più uomini e donne (in Germania) a
'pensare con la propria testa', ciò essendo, per loro,
equivalente a rompere con il cristianesimo. Anche se
chi pensa con la propria testa in modo corretto
difficilmente può fare a meno di rompere con ogni
forma di monoteismo, 'pensare con la propria testa'
non si limita a quello soltanto: il ragionamento degli
editori di Deschner ha quindi da vedersi, al meno,
come semplicistico. Comunque è il caso di osservare
che se Deschner può avere contribuito a scalzare un
po' la bibliolatria - soprattutto, per quel che
riguarda il Nord-Europa, in ambiti protestanti - gli
si deve essere grati.
* * *
Storia criminale del cristianesimo, dunque, ma, in
fondo - ne convengono lo stesso Deschner e tanti suoi
altolocati e universitari ammiratori -, solo come
sfaccettatura della storia tout court, vista nel suo
insieme come fenomeno 'criminale': qui traspare il
paradigma interpretativo usato, proprio di tipo
'moralinistico' cristiano (vale la pena di rileggersi
Friedrich Nietzsche). In fondo, la stessa Inquisizione
non fu altro che un tribunale di parte, criminale
quanto si vuole ma non di più -anzi, magari meno - di
tanti altri, tipo quelli che operarono nell'Unione
Sovietica sotto Trockij e Stalin, in Italia ai tempi
della cosiddetta 'liberazione' o a Norimberga e a
Tokyo nel 1945-1946. Eppure la storia criminale del
cristianesimo (che va iscritta nell'estrinsecazione di
un fenomeno criminale ben più vasto, il monoteismo -
su di questo più avanti) ha qualcosa di particolare -
è più criminale del resto perché ha una qualità
particolarmente scostante. Lo stesso Deschner ogni
tanto ha dei momenti di particolare lucidità e
intravvede il quid della faccenda, salvo poi metterlo
a tacere e non svilupparlo mai in dettaglio. Il
cristianesimo, secondo una sua dichiarazione, sarebbe
"die
klassische Religion der Heuchelei [la religione
classica dell'ipocrisia]" e si sente sdegnato quando
il male viene fatto usando la santità come paravento.
Qui sta il nocciolo della questione, e non solo per
quel che riguarda il cristianesimo, ma tutti i
monoteismi, confessionali (ebraismo, cristianesimo,
islam) e laici (marxismo, liberalismo, 'democrazia').
I monoteisti, confessionali e laici, detentori della
'verità' e inservienti del 'dio padrone' se ne fanno
strumenti per imporre la 'sua volontà' al mondo,
commettendo atrocità e distruzioni sconosciute in
tempi sanamente politeisti - non a caso le guerre
religiose furono e sono una tenebrosa novità
introdotta dal monoteismo, assieme alla teocrazia. Il
papa Bonifacio VIII (un pazzo scatenato) affermava che
la funzione dei governi secolari era esclusivamente
quella di fare da braccio armato all'autorità
ecclesiastica; mentre una delle figure più repellenti
di tutta la storia conosciuta, il papa Innocenzo IV,
fu implicitamente il fondatore della triste nozione
del cosiddetto 'criminale di guerra' (adesso non più
semplicemente il perdente), con la corrispondente
prassi criminale inaugurata con il 'giudizio' di
Corradino di Hohenstaufen a Napoli alla fine del
secolo XIII. Questa prassi ebbe il suo fatto di punta
a Norimberga nel 1945-1946 e imperversa ancora in un
mondo putrefatto dall'alito di Geova - vedasi il
'processo' che adesso si sta dfacendo
all'ex-presidente della Serbia, Slobodan Milosevic.
Eppure gli estremi dell'ipocrisia non furono
raggiunti, almeno fino a recentemente, dalla chiesa
cattolica, ma nel mondo calvinista (mondo ebraico con
verniciatura cristiana, come lo caratterizzò, fra gli
altri, Werner Sombart nel suo Der Bourgeois [Il
borghese], Duncker und Humblot, Berlin, 1913). A
glorificare il massacro e ogni altro tipo di
turpitudini ad majorem dei gloriam si incominciò con
il cosiddetto Vecchio Testamento (istericamente lodato
anche da una figura fortemente pagliaccesca, il
cardinale di Monaco di Baviera Michael Faulhaber,
citato dal Nostro) e delle direttive puntualmente
veterotestamentarie sono seguite in quella 'nuova
Israele' che è e sempre fu l'America calvinista, i cui
abitanti - e in modo particolare la sua classe
dirigente - si sono sempre visti come una replica del
cosiddetto 'popolo eletto'. Alessandra Colla (sul
mensile "Orion" di Milano, gennaio 2002) ne da
un'eccellente immagine quando scrive " ... come la
mano di 'dio' si abbatte sul reprobo per poi salvarlo,
così la collera terribile del 'popolo eletto' ... si
abbatte su criminali e terroristi per poi alleviare le
miserie da lui stesso inflitte nel nome del 'bene'
assoluto ... perché sono gli americani a stabilire chi
è buono e chi è cattivo." E sempre un americano, certo
Jonathan
Schell (Der Schicksal der Erde [Il destino
della Terra], Piper, München, 1982), dopo avere
descritto con tinte vivide e orripilanti le inaudite
sofferenze che tiene in serbo la guerra atomica -
facendo riferimento agli unici dati 'sperimentali'
esistenti: Hiroshima, Nagasaki, Dresda - si sdilinque
a versare lacrime sulle 'vittime dell'olocausto' (che,
reali o presunte, con l'olocausto nucleare non
c'entrano) e a lanciare maledizioni contro il
nazionalsocialismo (che con l'olocausto nucleare di
Hiroshima e Nagasaki o con il bombardamento di Dresda
non ebbe mai niente a che fare): mai un giudizio
morale sui veri responsabili.
Ecco quanto rende la storia del monoteismo - e
quindi, come caso particolare, quella del
cristianesimo - più criminale di qualsiasi altra: il
suo ammantarsi di una ipocrisia ripugnante della quale
furono liberi tutti i veramente grandi del passato,
che pure guerre ne fecero - ma i veramente grandi
furono tutti pagani. Questo, Deschner a qunto sembra
lo intuisce, sia pure a livello subliminale, ma non lo
rende mai chiaramente esplicito nella sua opera.
* * *
Il testo del Deschner va letto, per poter trarne il
massimo profitto, in parallelo con Der Mythus des XX.
Jahrhunderts [Il mito del XX secolo] di Alfred
Rosenberg, Zentralverlag der NSDAP, München, 1930. E
non a caso il Rosenberg ebbe per nemico diretto
principale quella pagliaccesca figura citata anche dal
Nostro, il cardinale Michael Faulhaber. Non è forse
accidentale che i preti (cattolici) abbiano affrontato
il Mythus e la Kriminalgeschichte con le stesse armi.
Nominata in ambedue i casi un'agguerrita commissione
di esperti armati di lenti d'ingrandimento, si sono
messi a cercare nel Mythus allora e adesso nella
Kriminalgeschichte le inesattezze di dettaglio (sul
tipo: la tale riferenza bibliografica non fu
pubblicata nel 1925 ma nel 1924; e piccinerie senza
importanza del genere) per poi proclamare che i testi
esaminati sono senza valore perché carenti di 'rigore
scientifico'. Negli anni Trenta il risultato dello
sforzo clericale furono quei celebri Hefte [quaderni,
opuscoli], pubblicati in Olanda per conto della
diocesi di Münster, ai quali il Rosenberg rispose con
un libretto aggressivo e quasi scurrile (An die
Dunkelmänner unserer Zeit [Risposta agli oscurantisti
dei nostri tempi], Hoheneiche, München, 1935) che,
almeno per quel che riguarda il metodo usato da quei
tali, ebbe il merito di 'mettere i punti sulle i'.
(Non che il Mythus del Rosenberg sia un'opera che
valga molto, ma non certo per le ragioni addotte dai
preti.) - Contro Deschner i preti (cattolici) misero
in azione un comitato di 22 esperti che, sicuramente
usando delle potenti lenti d'ingrandimento, riuscirono
a trovare qualche inesattezza di dettaglio nelle sua
opera (come se quisquilie del genere avessero qualche
importanza). I loro risultati sono stati pubblicati in
una ponderosa e illeggibile opera (Kriminalisierung
des Christentums? [Criminalizzazione del
cristianesimo?], Herder, Freiburg, 1993), che conclude
dicendo che il testo del Deschner non vale niente. C'è
da credere che, come ai loro tempi i Hefte diretti
contro il Rosenberg, adesso il Kriminalisierung? verrà
citata in ambienti clericali come la confutazione
definitiva dell'opera del Nostro, anche se
probabilmente quasi nessuno l'avrà letto.
Ma ci sono anche degli altri paralleli fra
Karlheinz Deschner e Alfred Rosenberg. Si tratta in
ambedue i casi di elementi dostojevskiani,
psicologicamente dilacerati. Di Deschner si è già
detto che - quasi sicuramente senza rendersene
pienamente conto egli stesso - egli soggiace al clima
psicologico malato che imperversa in Europa, e
soprattutto in Germania, dopo il 1945; e il suo
glorificare Cristo e attaccare il cristianesimo
fattuale e i cristiani è proprio quello che fa
Rosenberg - per il quale però da condannare sono
soltanto i cattolici. Rosenberg, facendo finta - e
magari credendolo sul serio - di essere un 'pagano',
si rivela a ogni pie sospinto né più né meno che un
protestante (perfino Calvino, a sentir lui, che si
proclamava un esagitato antisemita, sarebbe stato un
galantuomo - c'è da schiattare dal ridere). A parte
confondere in continuazione la Roma classica con la
Roma papale in stile prettamente protestante (e qui
c'è certamente della malafede), egli sorvola a pie
pari il fatto che con la cosiddetta Riforma se tanti
si videro liberati dagli avvoltoi indulgenzisti
vaticani, essi caddero dopo nel vischio della
bibliolatria veterotestamentaristica (e anche, con
Calvino, talmudica), dalla quale scaturirono il
moderno capitalismo e quel suo figlio assolutamente
legittimo che è il marxismo. - E sempre il Rosenberg,
dando prova di faziosità, tacque una fonte di notizie
importante a proposito delle indulgenze (fonte che da
anche delle tabelle di costo in denaro per tipo di
peccato, non esclusi l'incesto e l'omicidio, pagabile
anche in anticipo per assicurarsi la 'grazia'). Egli
sicuramente doveva conoscerla, ma la ignora perché
l'autore era marxista (Eduard Fuchs, Illustrierte
Sittengeschichte [Storia illustrata dei costumi],
Verlag
Albert Langen, München, 1909).
E come capita molto spesso a personaggi dilacerati,
sia il Deschner che il Rosenberg cadono nel moralismo
- ma sarebbe meglio parlare del nietzscheano
'moralinismo'. Sia l'uno che l'altro conoscono
Nietzsche e se ne dichiarano apprezzatori, quindi
avrebbero dovuto capire che egli era tutt'altro che un
'bacchettone'. Qui, per via subliminale, si
rintracciano delle influenze monoteiste - cristiane,
se vogliamo - ancora più conturbanti nel Rosenberg
(che si dichiarava pagano) che nel Deschner, il quale,
pure anticristiano, è in fondo un uomo dei nostri
tempi - i tempi più falsi e abbietti di cui ci sia
ricordo storico.
(A scopo di completezza sia qui menzionato un
libretto che circolò in Germania negli anni Sessanta -
Dietrich
Bronder, Christentum in Selbstauflösung [Il
cristianesimo in autodissoluzione], Pfeiffer,
Hannover, 1959 - che è un documento classico di come
ci si lanci contro qualcosa partendo esattamente dai
suoi medesimi presupposti e usando in toto il
paradigma concettuale dell''avversario'. Anche i
panegirici che il Bronder fa di Lutero sembrano tolti
di peso dal Mythus. La lettura del Bronder aiuta a
capire Deschner e Rosenberg.)
* * *
A questo punto diviene doveroso tirare le somme per
arrivare alle ultime conseguenze: chi rifiuta l'ordine
contemporaneo deve - se è del tutto conseguente e se
ne ha il coraggio - rigettare l'assioma religioso che
lo fonda (la frase è di Gianantonio Valli, cfr. la
rivista "L'Uomo Libero" di Milano, N. 52, novembre
2001). Quindi niente mezze misure: bisogna denunciare
anche la figura di Gesù Cristo come qualcosa di
mostruoso e di distruttivo, esattamente come lo furono
quelle di tutti i fondatori e propalatori di qualsiasi
forma di monoteismo - quindi non soltanto Gesù Cristo,
ma Mosé e Maometto; i papi e i riformatori; Adam Smith
e Karl Marx. - Quanto alla persona di Gesù Cristo, non
è il caso di affermare niente perché su di lui non si
sa quasi niente: certuni affermano che non sia mai
esistito
(cfr. Wilhelm Kammerer, Die Fälschung der
Geschichte des Urchristentums [La falsificazione della
storia del primo cristianesimo], Verlag für
ganzheitliche
Forschung und Kultur, Wobbenbüll, 1981;
anche Silvano Lorenzoni, Origine del monoteismo,
cit.). È il caso perciò di farla finita con
l'anticlericalismo che, in fondo, sottintende che i
preti predicherebbero anche bene ma che razzolano
male. Chi invece rifiuta il monoteismo (cristiano o
non cristiano) in blocco, sa che i preti razzolano
male e predicano peggio - e ha il coraggio di dare
l'ultimo passo. I preti vanno confrontati non perché
'stravolgono' il messaggio evangelico, ma proprio
perché lo diffondono.
Vicino ci arrivò, ai tempi suoi, Friedrich
Nietzsche - e fu un isolato. Egli asseriva che nella
figura di Cristo bisognava percepire un pazzo, il
quale, in quanto tale, era essenzialmente
incomprensibile. Quindi Nietzsche preferiva ignorarla
per concentrarsi sull'analisi dello spaventoso
fenomeno storico del cristianesimo. Ma fra i tanti
estimatori e ammiratori di Nietzsche non c'è stato,
fino a tempi recentissimi, nessuno che abbia avuto il
coraggio di dare il passo ultimo e definitivo.
Nell'augurare a Karlheinz Deschner un ottimo
proseguimento del suo pregevole lavoro, vorremmo
sperare che qualche altro autore, ugualmente capace,
arrivi a sorpassarlo. A quando una Storia criminale
del monoteismo?
Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per
le sue idee, o le sue idee non valgono molto o non vale molto lui (Ezra Pound)