Formazione di nanopolveri

 

Se invece la temperatura viene tenuta molto alta, per evitare che si formino delle diossine, i materiali che vengono bruciati si trasformano in nanopolveri. Insomma i rifiuti sono o liquidi o solidi o diventano fumi. E nei fumi si formano delle particelle molto piccole, da 0,1 a 2,5 micron di diametro, cioè molto più piccole delle particelle sottili che vengono monitorate dalle apposite centraline di rilevamento. Se una particella ha una dimensione di  20 micron, può essere filtrata. Le particelle più piccole non possono essere filtrate né dai sistemi meccanici, né dal nostro organismo, per cui quando viene respirata insieme all’aria, entrano in circolazione attraverso il sangue e si depositano in un organo.

 

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I danni delle nanopolveri

(Nanopatologie)

 

Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro - e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell'organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.

Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt'altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.

 

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