Per secoli, il Male è stato visto come una cosa in sé
personalizzato nella figura del Diavolo. Non ci si domandava cosa
fosse il Male, ma chi era il Male, dietro quale uomo o quale
ideologia si nascondeva Satana. In questo modo venivano alimentate
visioni etniche o razziste del mondo, senza analizzare contenuti del
Male.
Ma in cosa consisteva questo Male?
In proposito c’era, e c’è tutt’ora, una certa indeterminatezza. I comportamenti malvagi non avevano caratteristiche definite o criteri di
individuazione oggettivi. Erano rimessi all’interpretazione dell’autorità.
Gestito dall’autorità, il concetto di Male svolgeva quindi un ruolo sociale importante, consentendo il mantenimento di un ordine pubblico, incutendo timore e
rafforzando la coesione sociale. Un Male esterno, del resto, indefinito e non dipendente dalla volontà umana, non può che rafforzare l’unità di un gruppo.
Oggi, l’idea della “cosa in sé” è tramontata, perché priva di basi scientifiche. Il Male viene individuato nei comportamenti umani. Non è qualcosa che si è, ma
qualcosa che si fa. Agire o non-agire, azione od omissione, non “essenza”.
Si afferma, così, una visione democratica della morale, che pone tutti gli uomini sullo stesso piano, valorizzandone il libero arbitrio.
Scindendo ogni azione in causa
ed effetto, il male (con la m minuscola) viene individuato nella dannosità dell’effetto, nella immoralità dello scopo o del mezzo utilizzato, tenendo conto degli
interessi in gioco. Il male risulta quindi un’azione che danneggia ingiustamente il prossimo, un’azione che favorisce qualcuno in modo scorretto, un’azione che va
contro gli interessi della collettività.
Tutti i moderni codici penali valorizzano il concetto di azione anche nel linguaggio: “colui che compie il reato… è
punito…”
Una concezione che scardina inevitabilmente la teologia antica. La moderna visione del male rende inaccettabile l’idea della nascita in stato di peccato. Quindi
introduce una filosofia meritocratica, non rimessa al potere discrezionale dell’autorità (la cosiddetta grazia), o peggio della predestinazione. Ciascuno può decidere
cosa fare, dunque il concetto di Male assoluto, di Diavolo, perde di significato. Il male diventa un concetto relativo.
Le azioni del Diavolo, come le possessioni demoniache o le tentazioni, risultano prive di scopo, e, più che malvagie, suonano oggi grottesche.
Non c’è posto per il
Diavolo in un mondo che studia la meccanica delle cose. A questo si aggiunge, come osservava Bertrand Russell, che l’abolizione della pena di morte e la filosofia del
recupero del reo rende moralmente inaccettabile anche l’idea dell’Inferno e dell’eternità della pena.
Oggi il Diavolo può continuare a vivere soltanto nella mente di qualche fanatico. Una negatività che condiziona il modo di pensare e di vedere il mondo, sempre pronta a
materializzarsi in qualcuno, sempre pronta a vedere un’ombra deforme dietro il prossimo. È un antico fardello di cui dobbiamo liberarci per affrontare senza incubi il
nuovo millennio.
Fonte |