Il linguaggio del berluska

Su Micromega una studiosa analizza i discorsi del premier
Da subito l'offerta è stata quella di proporre un linguaggio nuovo
La lingua degli affetti
del Cavaliere Berlusconi
di NORA GALLI DE' PARATESI

Silvio Berlusconi si preoccupa esplicitamente del linguaggio usato nel nostro paese dai politici, al punto da farne un elemento di propaganda nei suoi discorsi. [nel 1993] una gran voglia di cambiamento, una voglia di rinnovamento del modo stesso di fare politica, una voglia di rinnovamento morale, una voglia anche del modo di esprimersi della politica in maniera diversa. Berlusconi fa sue queste critiche al punto di parlarne più volte come di un vero e proprio programma politico. 

Vuole cogliere un momento di discontinuità nella storia politica italiana e presentare al pubblico qualcosa che lo compensi di decenni di scontento. I termini usati sono chiari o vengono chiariti da lui stesso nel corso del discorso, le spiegazioni non fumose: è un linguaggio comprensibile, l'opposto, per esempio, del linguaggio di un Aldo Moro. (?) 
A partire dal 1994, Berlusconi ripete varie volte lo stesso discorso a pubblici diversi. Il documento è imperniato sul concetto di libertà, di cui si è già impadronito, a partire dal nome della sua coalizione, Il Polo delle Libertà, poi La Casa delle Libertà, ed è un elenco che copia l'andamento dei Comandamenti. Segue un elenco di "forme" della libertà, come "libertà di pensiero e opinione", "libertà di espressione", "libertà di culto, di tutti i culti", "libertà di associazione". 

Un'altra novità nel discorso politico di B è il largo uso di un enfatico appello all'affetto. Non c'è un discorso al pubblico in cui parole come (profondo) affetto, commozione, abbraccio, baci e cuore non figurino abbondantemente. [dal pubblico: Silvio accendi la luce !] Forse il nostro Paese ha bisogno davvero della luce della speranza e della fiducia... [applausi]". 
L'appello suscita nel pubblico una risposta emotiva immediata, ogni volta con applausi e risposte, addirittura con espressioni che erano state taciute dall'epoca fascista: "Tu sei tutti noi!" È la dichiarazione di fedeltà che raggiunge l'annullamento della persona nel capo, l'affetto come annullamento del singolo, la formula classica della delega politica totale, quello che nel linguaggio psicanalitico si chiama identificazione proiettiva. Questo significa l'appello alle mani forti che hanno lavorato, ai sacrifici, alla sofferenza. La corda è quella del pietismo, non quella della considerazione politica di fatti, idee, diritti e ruoli. 

Quindi siamo sul piano, non delle scelte politiche e delle argomentazioni, ma delle condivisioni emotive.

A cura di Francesco Lantana.

Per saperne di più (da dove è tratto):

http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/spettacoli_e_cultura/parolepremier/parolepremier/parolepremier.html

 

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