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Materialismo Relativistico |
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Il
materialismo sicuramente ha contribuito alla conoscenza della natura ed ha
abituato l’uomo ad una grande pazienza di ricerca, scrupolo e accuratezza. Ha
prodotto e messo a nostra disposizione senza precedenti una ricchezza - non
sempre benefiche purtroppo, ma anche molto utili - di invenzione, scoperte,
strumenti, conquiste, opportunità alle quali, pochi di noi vorrebbero tuttavia
rinunciare. Ma per quanto possa sembrare paradossale esso ha anche rafforzato
l’idealismo dell’uomo. Nell’insieme esso gli ha dato una speranza più
grande ed ha umanizzato la sua natura.
Pur
tuttavia molte cose negative sono state dette del materialismo da coloro che
hanno preferito osservare la vita dall’alto piuttosto che dal basso o che
sostengono di vivere nella più luminosa atmosfera della mente idealistica o
eterea dell’esistenza spirituale. Al
materialismo è stata attribuita la creazione di grandi mali; esso è stato
visto come l’archetipo di una trasformazione detestabile o la falsa guida che
conduce l’umanità ad una spaventosa catastrofe. Coloro il cui temperamento e
l’immagina-zione sono attratti da un idealistico passato lo accusano per quei
cambiamenti culturali, sociali e politici che essi aborriscono, considerandoli
come un turbamento, per fortuna, dicono, temporaneo, di valori morali eterni e
di gerarchie divinamente costituite. Coloro che – più numerosi – guardano
oltre sperando in un idealismo più grande e in una spiritualità più alta,
vedono nel suo declino e nel suo dissolversi un’occasione fortunata per lo
spirito umano. La
scienza è stata dichiarata sospetta come guida o istruttore dell’umanità e
costretta a rimanere relegata entro i suoi propri confini, poiché essa è stata
per molto tempo il battistrada di una visione materiale dell’esistenza e
un’ispiratrice di ateismo e agnosticismo, che conduce alla vittoria del
materialismo e dello scetticismo. La
ragione è stata criticata perché il razionalismo e il libero pensiero sono
stati considerati sinonimi di pensiero materialistico.
Tuttavia
il materialismo non è ancora morto come la maggior parte lo dichiarerebbe; esso
è ancora sostenuto da un numero considerevole di operatori della scienza,
probabilmente la maggioranza. Le forti tracce del passato non possono essere
cancellate così facilmente dalla mente umana.
Il
parziale successo dei principi materialistici o alcuni suoi fallimenti è dovuto
principalmente alla creazione di nuovi idoli da sostituire ai vecchi. Ma prima
di liquidare definitivamente il materialismo, sarà utile vedere che cosa gli
dava forza, che cosa esso ha trascurato e così conformare i nostri nuovi punti
di vista. Esaminiamo imparzialmente i suoi risultati:
Il mito della ragione Ricordiamo
che Robespierre e i rivoluzionari francesi, ispirandosi ai principi
dell’illuminismo materialistico, pensarono, fra l’altro, di liquidare in
modo spicciativo religione e preti, confiscando i loro beni e facendoli
ghigliottinare. Tuttavia si resero subito conto che senza preti e religioni, le
masse si rendevano incontrollabili. Per rimediare a ciò pensarono di elevare la
ragione a dio supremo, quasi da adorare, tant’è che fecero costruire in suo
onore un monumento. È indubbio che
la religione era stata da sempre lo strumento di oppressione e controllo sociale
delle classi subalterne da parte dei poteri forti. Quindi era inevitabile che in
loro assenza, si sarebbero scatenati risentimenti e ribellioni dei meno
privilegiati ed per di più in un contesto sociale che predicava “Libertè, Egalitè, Fraternitè” solo a parole, perché è indubbio che non può
esserci fratellanza, quando si permette lo sfruttamento, l’arricchimento e
l’eredità dei propri beni ai propri discendenti. Il mito della scienza Qui
io non voglio mettere in discussione il metodo scientifico, perché ha permesso
tutte le conquiste che sono sotto i nostri occhi.
Pur tuttavia molto spesso oggi la scienza è concepita come il dio
supremo a cui rivolgersi. Infatti scienziati e medici sono considerati i nuovi
sacerdoti a cui rivolgersi acriticamente per gestire la nostra salute e i nostri
affari. Non a caso la stessa chiesa si rivolge agli scienziati per la conferma o
meno dei miracoli, quasi che la scienza dovrebbe sapere spiegare ogni cosa, e
che gli stessi scienziati siano sempre in buona fede.
Il mito del socialismo utopistico La
speranza di una società migliore è stata al centro della maggior parte delle
costruzioni filosofiche utopistiche a partire dagli inizi del XIX secolo. Alcuni
pensatori ripresero e rielaborarono i principi di eguaglianza e di
giustizia sociale già presenti nella rivoluzione francese in una grande varietà
di modelli politici e sociali. Il denominatore comune di questi modelli,
scaturiti dal doppio influsso della rivoluzione francese e della rivoluzione
industriale, risiedeva nella convinzione che ogni miglioramento e trasformazione
sociale dovesse aver luogo attraverso la realizzazione sperimentale di formazione
di singoli falansteri o fondazioni di colonie in patria o l'edificazione di una
piccola Icaria. Essi, in analogia con il metodo scientifico, avevano immaginato
la loro realizzazione in una città ideale nell'isola di utopia (u-topia = fuori
logo).
Si
sa che gli esperimenti scientifici vengono fatti in laboratorio, cercando di
ricreare le condizioni particolari e adeguate allo scopo. Intanto non basta
progettare un esperimento, poi occorre passare all’applicazione pratica e
quindi alla successiva verifica. Invece i pensatori socialisti utopistici per la
realizzazione di tutti questi castelli in aria facevano appello alla filantropia
dei cuori e delle tasche borghesi e respingendo ogni azione politica e lotta
delle classi subalterne e sfruttate. Tuttavia
nel novecento, l'utopia è stata in parte rivalutata dal filosofo marxista
tedesco Ernst Bloch, che, nella sua opera "il principio speranza"
(1954-1959), l'ha considerata forza propulsiva reale della storia e ne ha
dimostrato la persistenza nelle coscienze contemporanee attraverso l'analisi dei
miti collettivi quotidiani. Il mito del partito comunista leninista Nella
concezione leninista, il partito come "avanguardia della classe
operaia" ha la funzione di diffondere la coscienza di classe tra i
lavoratori. Esso deve essere costituito da "rivoluzionari di
professione" organizzati secondo i principi del centralismo democratico e
guidato da una teoria corretta, secondo i principi del materialismo dialettico,
come metodo scientifico da applicare alla politica, all’economia e a tutte le
scienze umane. Per il leninismo, infatti, senza il partito, il proletariato non
supererebbe la fase "economicistica" delle rivendicazioni e degli
scioperi per aumentare i salari. Preso il potere, il partito concepito dal
leninismo deve instaurare la dittatura del proletariato, in pratica la dittatura
del partito stesso, in vista della transizione al socialismo. Con la terza
internazionale, questi principi organizzativi furono estesi a tutti i partiti
comunisti. La dottrina leninista fu interpretata in modi diversi e contrastanti
dai successori di Lenin, tra cui Stalin, Lev Trotzkij, Mao Zedong. A mio avviso
il fallimento di quel cosiddetto “comunismo”
e di tutti i partiti comunisti è dovuto proprio a questa concezione del
partito, appunto come il nuovo Dio, da sostituire alle vecchie religioni. A
dire il vero, Lenin sosteneva che tutto il potere doveva essere dato ai Soviet.
Ma questo principio fu poco applicato per il semplice fatto che non era stato
possibile costituire i soviet in tutto lo sterminato territorio della Russia,
soprattutto di quello asiatico. In effetti lenin per la realizzazione di questo
processo incontrò molte resistenze locali e, per completare la sua opera, egli
auspicava una Rivoluzione Comunista in tutta l’Europa che non venne. Questo
dimostra che non è possibile fare una rivoluzione politica se non è già
presente o in atto una rivoluzione economica. Il
mito della Democrazia e delle libertà borghesi In
nome di queste, oggi si opprimono, si sfruttano e si reprimono popoli e classe
subalterne, si chiedono sacrifici al popolo e si scatenano guerre. Si
erigono monumenti, come la statua della libertà, come simbolo da venerare. È
indubbio che senza uguaglianza non si può parlare di libertà, che resta
comunque una parola vaga e priva di senso logico (provate a definirla), poiché
questa resterà comunque proporzionale alle proprie disponibilità.
Nel
caso delle democrazie borghesi, i partiti politici finiscono per essere
monopolizzati dalle varie fazioni della borghesia, per il semplice fatto che,
dovendo stare alla concorrenza, hanno bisogno di fondi per l’organizzazione e
la propaganda. Così finiscono per essere finanziati – in modo diretto o
indiretto - dalla varie fazioni della borghesia che poi esigono una
contropartita.
Il
mito della competizione e del successo.
Io
penso che una sana competizione non guasterebbe, purché non si traduca in un
mezzo per sottomettere e sfruttare gli altri, perché questo degrada l’uomo a
bestie (sia l'oppressore che l'oppresso) con conseguente degradazione della
socialità, il che significa una sconfitta anche per le stesse classi
privilegiate. Io penso che la competizione dovrebbe essere finalizzata a
maggiori responsabilità senza per questo costituire un occasione per un
maggiore potere e quindi per sottomettere altri individui. Una
società organizzata ha bisogno di essere gestita e guidata da condottieri,
dirigenti, capi in generale, e sono quelli che più si espongono a beneficio
degli altri. Per questo hanno sempre goduto di
maggiori riconoscimenti. Sempre nelle società umane hanno rappresentato
gli interessi di determinate classi sociali e da queste sono stati scelti,
osannati e protetti finché hanno svolto un preciso ruolo a beneficio della
propria classe di appartenenza, poi quando non servivano più alla loro causa
sono stati estromessi con le buone e con le cattive. Tanto
per fare degli esempi, giulio cesare, napoleone, hitler, stalin, mussolini,
craxi, sono arrivati al potere perché facevano e proteggevano gli interessi di
determinate classi dominanti. Poi quando i loro servizi non servivano più alla
causa e non hanno capito che bisognava o cambiare politica o mettersi da parte,
da quegli stessi, che li avevano portati al comando, sono stati messi da parte e
abbandonati al loro destino. Il mito del denaro Io
qui non penso di predicare la povertà. Indubbiamente anche in questa società
il possesso di denaro ha il suo valore, perché consente di
soddisfare tanti bisogni. Pur tuttavia bisognerebbe valutare meglio a
quale prezzo.
Materialismo relativistico Dal
momento che la nostra vita e le forme sociali sono in continua evoluzione, una
legge, una norma, un modello che possono valere in un determinato tempo o in un
determinato luogo o in una determinata circostanza, possono non valere in un
altro tempo, luogo o circostanza. Di qui si evince il valore relativo da
attribuire anche alle leggi inerenti le scienze umane.
Democrazia diretta - Comunismo E' possibile trovare un sistema che garantisca da subito la validità di una certa forma sociale di governo, senza aspettare le conseguenze negative? È indubbio che ciò potrà realizzarsi quando si potrà instaurare un rapporto diretto con il popolo, che non è certamente la democrazia parlamentale borghese, ma una forma di democrazia diretta, in cui siano rappresentati tutti i cittadini e garantiti diritti e doveri uguali per tutti. Questo è possibile attraverso la realizzazione di organismi rappresentativi di categorie di cittadini dislocati nei Comuni e la condivisione dei mezzi e strumenti di produzione (industrie, trasporti, terre, materie prime, ecc…). In questo caso si potrà avere un rapporto diretto tra i cittadini e i loro rappresentati che così possono essere controllati nelle loro scelte e decisioni ed eventualmente subito destituiti.
Questo dovrebbe essere il solo modo per evitare le scorciatoie
autoritari e oppressive, le quali poi portano ad intervenire inevitabilmente con repressioni e punizioni di vario genere, ma anche attraverso l’utilizzo di miti e religioni
al fine di annebbiare il popolo per poterlo controllare e gestire secondo certi interessi di parte e che finiscono per favorire sistematicamente le classi
privilegiate. Non sarebbe auspicabile applicare alle forme sociali il principio: meglio prevenire che combattere? In tutto questo io ci credo, non per fede, ma perché vedo che
l'umanità va in questa direzione. Basti osservare che le forme di potere hanno un carattere sempre meno autoritario assoluto e si avviano verso forme più democratiche, dove le
cariche, una volta assolute e tramandate da generazioni a generazioni, quasi come divinità immortali, oggi sono più limitate nel tempo e sottoposte a maggiori controlli da parte
dei gruppi sociali di appartenenza. Comunemente si crede che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo abbia
avuto origine nel momento in cui una elite prende il sopravvento sul resto della popolazione. Non è così perchè la schiavitù, il servaggio e tutte le forme di subalternità
hanno avuto prigine dai prigionieri di guerre, tratte di schiavi/e, da zone colonizzate da parte popolazioni più progredite... La storia dell'umanità è storia di conquiste ma anche di lotte di sottomessi che si sono ribellati alla loro schiavitù. Sicché i potenti di turno hanno dovuto fare ricorso sempre a nuove leve man mano che i vecchi schiavi si emancipavano. Con le nuove forme di comunicazioni, le varie regioni del mondo
subiscono una più facile e maggiore comprenetrazione, sicché c'è da aspettarsi che nell'arco di qualche decennio si potrà stabilire un maggiore equilibrio economico e sociale
fra tutte le genti e i popoli del mondo. E solo allora si potrà cominciare a parlare in senso concreto di socialismo e di comunismo che non può che essere internazionale.
Umanità
Dio supremo Nella
realizzazione del Comunismo l’umanità diventa il Dio supremo, l’arbitro
ultimo dal quale nessuno, prima o poi, potrà sfuggire. Così il culto
dell’umanità significa il riconoscere il nostro simile con tutti i suoi
limiti e le sue debolezze, significa appunto tolleranza, disponibilità
all’aiuto, solidarietà, ma anche rispetto e riconoscimenti di uguali doveri e
diritti per tutti, con conseguente benefici per tutti. Questa è la vera
rivoluzione, da praticare fin da subito e ogni giorno anche singolarmente. Le
scorciatoie furbesche, ipocrite, opportunistiche di questa cultura borghese,
possono anche conseguire risultati lusinghieri, ma non certamente duraturi e
senza il risvolto di amare sorprese.
Io
non ho timore di un dio trascendentale, ma dei miei simili, perché da loro sarò
giudicato, da loro dovrò essere accettato e con loro vorrei vivere in pace ed
in armonia.
Siti consultati: it.encarta.msn.com it.wikipedia.org
Francesco
Lantana |