Le mie esperienze religiose

Fin da piccolo sono cresciuto in un ambiente cattolico e bigotto... Abitavo nella periferia di un paese del Salento... Per la scuola media fui mandato come esterno ad una scuola di Padri Scolopi...

Fin da piccolo sono cresciuto in un ambiente cattolico e bigotto. Mia madre era severa, ma anche affettuosa. Mio padre era piuttosto autoritario e ci dominava. Mia madre la sera, prima di andare a letto, spesso recitava il rosario con noi tutti (non c’era ancora la televisione). Poi man mano che noi piccoli ci facevamo più grandi, ci mettevamo a ridere o comunque cominciavamo a mostrare scarso interesse o addirittura rifiuto (almeno da parte mia). Così questa pratica poco alla volta è scemata nel tempo, almeno per noi maschi.  Già in preparazione dalla prima comunione tutte quelle storie che mi raccontavano sulla religione cattolica mi sembravano assurde.

Abitavo nella periferia di un paese del Salento, vicino ad un Convento di Padri Passionisti dove noi ragazzi partecipavano attivamente ai preparativi delle funzioni. Ricordo, in particolare, il tappeto fatto e decorato con foglie tritate e con fiori, lungo tutto la navata della chiesa, curato con particolare maestria da apparire un vero tappeto. Su questo poi i Padri officianti passavano in occasione del Corpus Domini. C’era anche una biblioteca dove io andavo a leggere dei libri. Ricordo di essere rimasto impressionato dei racconti dell’Apocalisse, ma anche da tanti quadri appesi nei muri dei corridoio. Comunque la vita comunitaria dei Passionisti mi piaceva e avrei anche accettato di farmi monaco. La religione di per sé allora non costituiva un impedimento. Quella che però per me costituiva una grossa discriminazione, era la rinuncia ad una donna.

Per la scuola media fui mandato come esterno ad una scuola di Padri Scolopi a tre chilometri dal mio paese (molto severi nel campo educativo, direi cattivi). Qui io imparai ad odiare preti e religioni, perché al di là delle prediche, ebbi modo di verificare nei fatti in che cosa consiste veramente la religione: repressione e chiusura mentale. Per me la religione era diventata per lo più un orpello insignificante e partecipavo ai riti solo per opportunismo. Con gli amici non discutevo di religione, i quali erano tutti credenti per conformismo e senza tanto entusiasmi e convinzioni. Mi capitava anche di esternare le mie critiche sulla religione alle mie cugine più grandi di me, che andavano ogni giorno in Chiesa. Ma restarono molto scandalizzate e andarono a riferire ai miei genitori della “brutta” strada che stavo prendendo.

Dai miei superiori mi capitava anche di essere accusato di superbia e di manie di grandezza: come mi potevo permettere io, ancora così giovane ed inesperto di confutare la cultura dei grandi? Altri, più benevolmente, sostenevano che facevo certi discorsi solo per darmi importanza. Così mi resi conto che tutte quelle osservazioni sulle religioni me le dovevo tenere per conto mio. Con l’Università i miei riferimenti culturali erano ormai le opere di scrittori e scienziati, soprattutto atei. Particolare interesse suscitarono in me le opere sulla psicoanalisi, sull’evoluzionismo, sull’antropologia e sul materialismo storico.

Più avanti con gli anni, per bramosia di curiosità ed anche per stabilire maggiori contatti sociali, presi a frequentare gruppi religiosi, quali gli Hare Krisna, gli Arancioni, i Testimoni di Geova, i Buddisti. Così ho potuto notare che le caratteristiche che li accomuna tutti sono il terrorismo delle punizioni e il pacifismo parolaio (i buddisti non credono nell'aldilà, ma nella reincarnazione in essere superiori o inferiori a secondo di come ci comporta in questa vita), sebbene restai colpito da alcuni aspetti positivi del buddismo:  per gestire al meglio la propria vita e la propria salute, si deve far leva solo ed esclusivamente sulle proprie risorse. Niente preghiere o richiesta di aiuto a madonne, santi, dèi. Sembra accertato che il suo fondatore (Buddha), non pensava di fondare una religione, ma di dare degli insegnamenti pratici di vita a livello fisico/mentale (si può benissimo considerare il precursore della psicologia), facendo esclusivamente affidamento solo sulle proprie risorse individuali e mettendo in guardia dalle credenze del soprannaturale.

L’uso del computer e di Internet mi ha permesso di stabilire dei contatti con atei, agnostici, anticlericali e con le varie associazioni del genere, di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza e non pensavo nemmeno che ce ne fossero, intavolando delle animate e contrastanti discussioni sull’argomento attraverso i newsgroups e le mailing list. Così mi trovai a far parte dell’UAAR. Ero molto contento perché pensavo di aver trovato finalmente la mia casa. Ma subito arrivarono le prime cocenti delusioni, perché mi resi conto che quest'associazione era gestita da radicali liberisti, per i quali il fattore religioso è un fattore razionale scientifico psicologico (non si capisce bene) e non invece anche e soprattutto, a mio avviso e di tutti i marxisti, un problema politico-ecomonico. Così ho fondato una mia mailing list e un sito.

Intanto è stato creato un giornale anticlericale on line, a cui partecipano una trentina di siti anticlericali (Resistenza Laica: www.resistenzalaica.it) alla quale ho dato la mia adesione e la mia collaborazione.

 

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