CENNI  STORICI  

Secondo una visione materialistica della vita, tutto è materia, comprese la coscienza e in generale la realtà psichica che sarebbero solamente manifestazioni della materia, delle trasformazioni chimico-fisiologiche a livello del sistema nervoso. Solitamente coloro che s’ispirano al materialismo professano l’ateismo.

 

MATERIALISMO ATOMISTICO ANTICO

 

Questo ha origine nell’antichità. Il primo filosofo materialista può essere considerato Democrito (atomismo). Secondo la sua concezione tutte le cose, compresa l'anima, consistono di ammassi di atomi, i quali costituiscono la più piccola parte della materia. La formazione di questi aggregati avverrebbe per cause puramente meccaniche, senza uno scopo o un progetto consapevole di qualche intelligenza divina (determinismo materialistico democriteo).

 

Anche la dottrina di Epicuro si sarebbe rifatta a questa concezione. L'Universo, così come viene inteso da Epicuro e dal suo maggiore seguace, il poeta Lucrezio, è infinito ed è costituito solamente di atomi e di vuoto. Il nostro mondo è solo uno degli infiniti mondi che si formano e si dissolvono nello spazio infinito. Rispetto però al determinismo di Democrito, Epicuro ipotizza un principio di casualità nel movimento degli atomi, per il quale essi possono deviare dalla loro traiettoria originaria.

 

MATERIALISMO E MECCANICISMO

 

In tutto il Medioevo cristiano il materialismo atomistico viene osteggiato, ma nell'età moderna trova nuove basi metodologiche e scientifiche nella visione meccanicistica della natura. Nel Seicento il filosofo inglese Hobbes sostiene che anche i fenomeni psichici, sono interpretabili come effetti di particolari movimenti dell'organismo (monismo materialistico). Questo modello viene applicato anche a quel corpo artificiale che è la società, composta da una molteplicità di "atomi", ovvero di individui.

 

Queste concezioni vengono riprese nel Settecento da alcuni pensatori illuministi, che fanno del materialismo un'arma teorica da contrapporre all'egemonia culturale della Chiesa e della tradizione religiosa. I filosofi materialisti come Diderot, Holbach, Helvétius ed altri s’impegnarono per spiegare in chiave materialistica la natura vivente e le stesse funzioni psichiche. Il medico La Mettrie teorizzò una concezione dell'uomo come macchina, per la quale anche le attività che sembrano funzioni dell'anima (dalle sensazioni al pensiero) possono essere spiegate come modificazioni della materia.

 

Queste idee trovarono un seguito anche nell'Ottocento, in particolare da parte di filosofi positivisti tedeschi, i quali fondarono le loro dottrine materialistiche sulla generalizzazione di risultati di indagini biologiche e su ipotesi evoluzionistiche.

 

MATERIALISMO STORICO

 

Questo appare nell'Ottocento per opera di Karl Marx, il quale interpreta lo sviluppo storico di tutta l’umanità come modificazioni delle strutture economiche. Per Marx ogni società storica deve essere analizzata secondo due distinti livelli: la struttura e la sovrastruttura.

 

Per Marx il fondamento reale di una determinata società è dato dal complesso dei rapporti materiali di produzione cioè dalle condizioni economiche che lui chiama struttura, attraverso le quali gli uomini soddisfano i loro bisogni primari. Per esempio il rapporto che si stabilisce fra datore di lavoro (alias compratore di lavoro) e lavoratore (venditore di lavoro) o fra Stato e dipendente, ma anche i mezzi di produzione come fabbricati, macchinari e le conoscenze tecnologiche.

 

Sulla struttura s’innalzano le sovrastrutture cioè le ideologie (la morale, la cultura, l’arte, la filosofia, la scienza, la giurisprudenza, la politica, la religione..) e le istituzioni di vario tipo (Clero, partiti politici, parlamento, magistratura, istruzione, sanità…). Secondo Marx, appunto, una certa struttura determina un specifica sovrastruttura, non in modo rigido unidirezionale, ma anche viceversa seppure in misura minore (Primato dell'economia rispetto alle ideologie e alle istituzioni).

 

MATERIALISMO DIALETTICO

 

Rovesciando la concezione hegeliana, che considerava la dialettica il motore di un processo logico e al tempo stesso storico culminante nello Spirito assoluto, Marx applicò il concetto di dialettica ai processi economici e sociali: la contraddizione dialettica non è contraddizione fra concetti che si sviluppano poi nella realtà, ma consiste anzitutto nella contrapposizione, intesa in senso materialistico, fra le classi antagonistiche di un determinato periodo storico, e inoltre fra le forze produttive e i rapporti di produzione, fra struttura e sovrastruttura.

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Nota

Per Hegel la dialettica consiste nella contraddizione fra una tesi e un'antitesi  e che poi genera una sintesi, cioè una verità superiore rispetto ai due poli opposti, che è a sua volta premessa di uno sviluppo ulteriore. Tale sviluppo non riguarda solo il pensiero dell'uomo, ma la realtà tutta, poiché per Hegel essa coincide con la ragione medesima, nel senso che "ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale".

 

 

Un ateismo che non sappia diventare racconto 

non tocca il cuore e la mente

 

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